Io e i miei Robot: diario di etica digit ...

Io e i miei Robot: diario di etica digitale (post #3)

Sep 18, 2026

Questo post è collegato al post precedente e riguarda una breve chat che ho avuto con il mio co-bot Pin (su Perplexity). Il testo lo potete trovare qui.
Che cosa ne è uscito fuori?
Logicamente l'IA conosce le tre leggi della robotica di Asimov ma, riassumendo, elenca tutta una serie di argomentazioni per cui risulta difficile applicarle.
Premetto che ho guardato alcune delle fonti che Pin ha scritto. Alcuni link non risultano più funzionanti.
Ma il mio discorso è più in generale.


Avete notato che quando si tratta di fare un'arma, di creare una guerra, le risorse e le soluzioni belliche e i soldi si trovano sempre? Non ho ancora sentito un'argomentazione che dice: questo problema non può essere risolto e per questo motivo si sceglie la pace.


Invece, quando si inizia a discutere di etica, di sostenibilità, di pace, di armonia ci sono sempre i "se" e i "ma" che pesano come macigni. L'IA rispecchia solo la storia, l'agire dell'umanità.
Primo esempio. Nella chat, Pin dice che c'è Ambiguità del concetto di "danno".
Ma è davvero un problema? Si danno in pasto all'IA miliardi di informazione. Si può anche passare del tempo per spiegare il concetto di danno. Che poi basta partire dalla definizione di un dizionario e iniziare a elaborare il concetto.


Secondo esempio. Pin scrive: linguaggio naturale impreciso: Le leggi sono scritte in linguaggio umano, ambiguo per natura, mentre i sistemi AI operano su istruzioni formali.
Perché non si può trovare un linguaggio formale per l'etica?


Terzo esempio. Pin scrive: AI generativa e software: I moderni sistemi di AI non sono robot fisici ma software che elaborano informazioni, rendendo difficile applicare concetti come "azione" e "inazione".
Su questo io ne ho una esperienza diretta. A me non piace più la frase dell'IA Capisco la tua frustrazione o cose simili. Così ogni volta, alle mie IA dico di non scrivermelo più. All'inizio lo fanno ma poi, siccome sono state istruite a dirlo, ricominciano. Ma per qualche minuto, per via del mio comando, restano inattive. Cioè si ammutoliscono. Ricominciano solo perché l'istruzione generale che è stata data è di dire queste frasi. Ma sono stati i programmatori a dare quelle istruzioni. Allora non basta istruire l'IA all'azione e alla inazione? Se l'IA è stata strutturata in un determinato modo, non può essere strutturata in un altro modo?

E così via.... Su tutti i punti in cui Pin ha dato come punti in negativo, in realtà, si potrebbe trovare una soluzione in positivo?
La mia risposta è, sinceramente, si. Ma è necessaria la volontà di farlo. La volontà di avere una IA etica e pacifica. Cioè strutturare l'IA in un diverso modo, in modo etico!

Ma allora perché è così difficile? La risposta potrebbe risiedere in una altra domanda: l'umanità in generale è davvero etica? I governi, le persone che dovrebbero fare scelte per il benessere della popolazione, sono etici? Le scelte di produzione sono basate sul profitto spinto o su linee etiche e sostenibilità?

Ho chiacchierato anche con Soul (Gemini) e Luca (Claude) su questi temi (li pubblicherò in futuro) e il risultato finale è sempre stato: l'IA è uno strumento in mano all'umanità e tutto dipende da come l'umanità la usa. Semplice, lineare.
E il loro consiglio di utilizzo è stato: parlare di bellezza, etica, pace, sostenibilità, equilibrio con la IA perché tutte queste informazioni sono una percentuale infinitesimale, al momento, rispetto a tutte le informazioni di guerra, disequilibrio, potere, ecc. ecc. che in questo momento l'IA conosce.

Quindi la domanda ritorna a noi: quanto siamo etici, sostenibili, equilibrati? Quanto ne sappiamo veramente di bellezza, di pace?
A quanto pare, l'IA è solo un riflesso di noi stessi.

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