IL TEMPORALE

Sep 18, 2025

image

scritto 3 Aprile 2024 - pubblicato 26 Marzo 2025

Era l’inizio di ottobre, e me ne stavo seduta sul balcone a guardare il temporale. Il cielo era bianco, l’aria fresca e profumata, adoravo guardare il cielo irrequieto e sentire l’odore del mare e della pineta lì vicino. Fissavo le nuvole che si spostavano veloci, poi la pioggia che iniziava a cadere timidamente, e le onde, più irruente e decise.
In quel tumulto, apparentemente spaventoso, ci vedevo una sorta di liberazione; come se qualcuno, dopo anni di repressione, finalmente si liberasse di un peso, gridasse con tutte le sue forze il suo diritto di esistere. Lo invidiavo.
Io il mio diritto di esistere, non sono mai riuscita a pretenderlo. Ho vissuto sempre cercando di fare felici gli altri, di prendermi cura di loro. Non mi fraintendete, ho fatto tutto con il cuore, ma lo facevo anche perché avevo paura di non essere degna di essere amata solamente per quella che sono. Mi prendo cura delle persone perché so come ci si sente quando nessuno si prende cura di te, e non voglio che questo orribile dolore, possano provarlo altri. Tratto le persone come sogno di essere trattata io un giorno, anche se ormai non credo accadrà mai.
L’unico successo della mia vita, fu quello di riuscire a comprare quella casetta, esattamente dove volevo che fosse; tra alberi e mare. Mi sentivo un tutt’uno con l’ambiente che mi circondava e lì, potevo fare ciò che amavo: scrivere e pensare.
Non ho moltissimi amici, perché ho deciso di puntare totalmente sulla qualità. La vita è già difficile, breve e preziosa, non posso sprecarla con persone prive di sensibilità, che non ne colgono la poesia o le varie sfaccettature spirituali, con gente che magari mi giudica pazza perché riesco a sentire “il cuore dell’universo che batte”. Non prendetemi per pazza voi ora, è una metafora, anche se è la verità.
Avete mai provato ad abbracciare un albero? A sentire tutta l’energia e l’amore che riesce a trasmetterti? Avete mai camminato con i piedi scalzi su un prato umido? Oppure provato a sdraiarvici e ad appoggiare la guancia su di esso? Provateci, forse sarete fortunati, ma solo se siete sufficientemente sensibili. Capirete che le parole sono sopravvalutate e spesso, sono solo rumore, per nascondere il vuoto o la paura che c’è dietro.
In quella casetta, vivevo felice, con la mia gatta grigia Luna e il mio cane Pedro, un bulldog inglese. Loro si volevano molto bene e ne volevano anche a me. Un amore puro e sincero. Ogni volta che mi sentivo triste, loro si piazzavano vicino a me, come a dirmi “Ehi non temere, ci sono, sono qui con te” ed io tornavo subito a sorridere.
Come detto, ero felice, ma sentivo la mancanza di qualcosa che completasse quella felicità. Sono una persona affettuosa anche se solitaria, allegra anche se spesso malinconica; e per me, condividere, è qualcosa di davvero molto importante. So bene che siamo già completi, ma io volevo essere “più che completa”.
Quel giorno, mentre guardavo il temporale, intravedo una sagoma che camminava sulla spiaggia di fronte casa mia. Non capivo bene chi fosse, ma camminava, con le mani in tasca, senza ombrello, guardando in aria, come me.
Presi due grandi ombrelli e scesi frettolosamente in spiaggia:
– Scusi? Scusi? Ha bisogno di aiuto? – chiesi. Lui si girò senza dire nulla, era zuppo di pioggia, mi guardò incuriosito. Mi avvicinai e finalmente lo raggiunsi, chiesi nuovamente, porgendogli un ombrello:

-Ha bisogno d’aiuto? Prenderà un malanno – ero imbarazzata, forse ero stata un po’ invadente, ma provare ad aiutarlo mi era venuto d’istinto. Lui sorrise e fece “no” con la testa.
– Ma è sicur…- niente non riesco a stare zitta a volte

– Lei è molto gentile – mi interruppe paziente.
Questa volta, sorrisi io, ed ero davvero molto imbarazzata.

– Le chiedo scusa, sono stata invadente, volevo solo esserle d’aiuto – abbassai lo sguardo dispiaciuta

– Adoro camminare sotto la pioggia – disse lui per non farmi sentire in imbarazzo -ma capisco il suo istinto di venire in mio soccorso, lo avrei fatto anche io probabilmente, deve essere una persona molto premurosa lei – mi guardò. Ormai ero un peperone e iniziavo anche a non riuscire ad articolare bene le parole.
– Ehm… io… beh…ci…ci provo, ecco – mi accorsi che avevo ancora la mano tesa in avanti con l’ombrello, la fissai qualche secondo, poi velocemente la ritrassi. Lui lo notò e trattenne una risata.
– Senta, visto che è così gentile, potrei chiederle un the? – domandò. Io accettai subito soddisfatta. Non so se lo fece per farmi contenta, poiché aveva notato quanto ci tenessi ad essergli utile, o se perché davvero aveva necessità di quel thè; so solamente che fu la migliore delle cose che potesse accadermi, e ora vi racconto perché.

Decisi di non farlo entrare in casa visto che era uno sconosciuto; avevo un’ampia veranda all’ingresso, si stava bene lì, gli chiesi di accomodarsi e di aspettarmi, e gli portai un asciugamano e una maglia asciutta, che per fortuna gli stava perché ho il vizio di prendere cose molto più grandi per stare comoda in casa, e una coperta. Pedro era subito uscito a controllare, e anche la gatta si era messa sulla finestra che dava sul patio per poter supervisionare. Preparai rapidamente un thè e lo portai fuori. Aveva smesso di piovere, ma c’era ancora una gradevole brezza. Infilai un giacchetto ed uscii con i thè.
– Ecco a lei – dissi poggiando il vassoio sul tavolinetto.
Lui si era accomodato sul divano e si guardava intorno
– La sua veranda è meravigliosa, si vede sia il mare che la pineta, e questo profumo…vorrei vivere nella sua veranda! – affermò ridendo, io gli sorrisi ringraziandolo.
Cominciò a parlarmi di quanto amasse stare in mezzo alla natura, da solo, di tanto in tanto; e di come fossero importanti quei momenti per lui, per riordinare i pensieri. Lo capivo benissimo. Fece altri complimenti alla mia veranda e d’istinto gli dissi senza pensare – Potrà venirci ogni volta che vuole – mi guardò piacevolmente sorpreso.
Era uno sconosciuto ma, stranamente, proprio io che non mi fido mai di nessuno, sentii che si, di quella persona potevo fidarmi. Aveva gli occhi buoni, e dolci, il sorriso sincero, e dalle osservazioni che aveva fatto fino a quel momento,

mi sembrava anche una persona molto intelligente e sensibile.
Parlammo molto, si fece quasi buio. Le luci crepuscolari della veranda si accesero ed entrambi ci girammo a guardarle, tornando improvvisamente sulla terra, stupiti di tutto il tempo che era passato senza neanche accorgercene.
– Santo cielo! Le ho rubato moltissimo tempo! – dissi
– Ma no, io l’ho rubato a lei… – rispose
– Vuole mangiare qualcosa? – osai. Ora era lui ad essere in imbarazzo -Non vorrei disturbare oltre, forse è meglio che vada – rispose. Decisi di non insistere.
– Comunque piacere, mi chiamo Roberto – disse porgendomi la mano, che strinsi immediatamente.
– Piacere mio… Sole – risposi continuando a stringere la sua mano.
– Posso riaverla? – chiese
– Cosa? – feci io
– La mia mano – sorrise
– Oh mi scusi… ha ragione… va bene allora arrivederci è – conclusi frettolosamente, arrossendo di nuovo
– A presto Sole – fece lui andando via.
Entrai in casa con una sensazione di contentezza immotivata e mi misi a preparare la cena.
Passarono diverse settimane, e non smettevo di pensare a quell’uomo così gradevole e gentile che avevo conosciuto per puro caso. Avrei voluto parlare ancora con lui e passarci un altro po’di tempo, ma tranne il suo nome, non sapevo molto.
Un pomeriggio, ero seduta sul bacone al piano di sopra a scrivere, ad un tratto, il cielo si annuvolò ed iniziò a tuonare. Una volta rientrata dentro, mi misi in finestra come faceva sempre Luna, a fissare fuori, nella speranza di vederlo riapparire sulla spiaggia, piovve per ore ma niente. Di lui, neanche l’ombra. Ad ogni temporale successivo, passai ore in finestra, e mentre prima lo facevo osservando la natura intorno a me, ora lo facevo nella speranza di vedere apparire lui. Ma lui, non appariva mai. Col tempo persi le speranze, e piano piano smisi di pensarci e ricominciai ad osservare i temporali per la loro bellezza. Passarono tre anni, ed un brutto giorno di maggio, la mia dolce Luna, dopo quasi quindici anni insieme, mi lasciò. Il pomeriggio, insieme a Pedro, andammo sulla spiaggia per spargere le sue ceneri.
Quel giorno era stato sempre soleggiato, ma il pomeriggio, sembrava che anche il cielo fosse triste per la sua dipartita.
Mentre spargevo le sue ceneri in lacrime, iniziò a piovere. Anche Pedro era afflitto. Mi misi seduta rannicchiata a terra, poggiando la testa sulle ginocchia. Accanto a me c’era Pedro e l’urna. La pioggia mi inzuppava i vestiti senza che neanche ci facessi caso, ad un tratto però non sentii più l’acqua addosso, guardai in su e sopra di me c’era un ombrello blu. D’istinto mi girai, era lui! Ero così scossa per Luna che ricominciai a piangere e lo abbracciai in cerca di conforto. Lui lasciò cadere l’ombrello per ricambiare l’abbraccio.
– Luna non c’è più, siamo rimasti soli – gli dissi come se sapesse che era la mia gatta, ma non gli importò. Mi strinse forte, e rimase in silenzio, dicendomi piano piano
– Va tutto bene cara, sono qui, ora ti accompagno a casa, va bene? – Io lo guardai asciugandomi le lacrime e feci un cenno con la testa. – Grazie – gli sorrisi.
Andammo verso casa, e una volta arrivati, si fermò nella veranda – No – dissi – questa volta entra pure, se ti va – lui mi sorrise ed entrammo in casa. Sono passati moltissimi anni da allora, ma lui, non è mai più andato via, e passiamo ore su questa veranda, ad ogni temporale.

POST ORIGINALE:

https://ilgiardinodimariuccia.blogspot.com/2025/03/il-temporale.html

Подобається цей допис?

Купити для Mariuccia каву

Більше від Mariuccia

КонфіденційністьУмовиПоскаржитись